Prima Pagina
Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
- ISSN 1973-252X
Direttore responsabile: Dario Cillo


 

Adolescenza. Occhio alle emozioni

Un’esperienza, unica in Italia, condotta in scuole pubbliche (97/98-2006/7) ispirata agli ultimi risultati delle neuroscienze sul cervello emotivo, con studenti di 12/16 anni.
Ascoltiamo le loro esigenze emotive e sarà anche prevenzione contro droghe, alcool, piccola criminalità

Sono entrata  a scuola fra gli adolescenti: una massa colorata, vociante, corpi dondolanti su zeppe altissime. Gli zaini  rigonfi  i capelli immobili e lucidi  per il gel.

Si sentivano le ultime musiche  i cellulari squillare e ho percepito in loro il grande desiderio di emergere collettivo e confuso ma forte come l’odore del loro sudore o delle scarpe sportive appena tolte.

Poi le voci si sono abbassate la grande massa si è rapidamente scomposta e ricomposta in piccoli gruppi nelle aule.

Ora sono tanti volti, tanti occhi in cui mille espressioni promettono tanto ,se riusciamo a ritrovarci a riconoscerci nella comunicazione.

Quante aggressioni le emozioni (fondamentali nella comunicazione)di questi ragazzi. hanno sopportato in silenzio durante la crescita!

Gli ingorghi nelle vie della comunicazione per gli “stop” alle emozioni potrebbero avere  bloccato  la  conoscenza di sé ,la loro socializzazione  e quindi la   crescita e l’ autostima. dipendente dal benessere emozionale e non dalla perfezione.

E proprio in quelle aule dove siamo entrati insieme, dove gli sguardi chiedono…

"Ho sognato che ero in difficoltà ,angosciata. Volevo chiedere aiuto, ma la voce non usciva". Siamo in una classe mista,seconda media , 25 studenti ,per un incontro e all’improvviso  una studentessa accenna a questo sogno...

Non è facile chiedere aiuto e questa grave difficoltà, di solito  ha radici molto lontane.

Da quando ,forse un’educazione non rispettosa ha messo il silenziatore alle sue risposte.

Con grande rispetto ma senza più attendere si è iniziato con loro, con gli adolescenti, un dialogo perché prendessero coscienza dei loro comportamenti e risorse utili a fuggire o a evitare una situazione pericolosa o minacciosa .

Per informarli di uno spazio psicologico che ci separa dagli altri e che va gestito sia che si voglia aprirsi, sia che non lo si voglia.

Che abbiamo un  si e un no che  possiamo usare in mille modi e che la bugia creativa è un mezzo di difesa.

E che non c’è bisogno della “maschera”, perché se diminuiamo la rigidità difensiva, che ci permette una sola possibilità il nostro corpo e la nostra mente avranno mille modi di mostrarsi adattandosi alle varie situazioni.

E poi sempre importantissima  la conoscenza e la rivisitazione delle  emozioni che, uniscono mente e corpo, per trarne serenità e profitto nella vita relazionale così intensa in questi anni.

Alla  parola “regole” si può mettere l’aggettivo, necessarie, quando servono a migliorare la nostra vita e quella sociale.

E soprattutto che  in questo dialogo  loro fossero i diretti interlocutori .

Siamo finiti così, nel bel mezzo di una rivoluzione, nel corso della quale i confini fra materie rigidamente scolastiche e la moda, le emozioni, la musica, lo sport, l’arte, il trucco, tanti aspetti sociali etc… si sono disciolti per fare posto alla più vasta interdisciplinarietà. Che accadesse nella scuola era veramente un sogno:  i cervelli si sgranchivano dopo anni  di separazioni e divisioni che avevano arrestato le potenzialità cognitive-emotive.

Il dialogo che ne è seguito è stato travolgente. Sembrava  non aspettassero altro!

I ragazzi hanno anche ampliato il programma preparato,perché le loro domande ,le loro riflessioni i loro disagi ,avendo dilatato noi  il concetto di "normalità" , si allargavano a gran parte della loro vita.

Si è parlato del soggetto bloccato in una difesa passiva e silente e del soggetto che dichiara guerra al mondo sempre e comunque (il bullo).

I ragazzi stessi li  hanno individuati fra loro e quando uno studente alla fine degli incontri alla domanda: "Ti sono piaciuti?" Ha risposto: "Si ,ora io non ho più paura dei miei compagni", guardandoli direttamente negli occhi, ne siamo rimasti molto soddisfatti.

Non capita sempre, ma se è avvenuto, si ripeterà.

Quando la natura completa la  maturazione sessuale  con la produzione di  estrogeni e testosterone e conseguenti e profondi cambiamenti morfologici, dotando della capacità di riprodursi, ne deriveranno pressanti richieste psicologiche: un’identità più precisa, nuove relazioni con il proprio corpo e con gli altri.

Se un soggetto non è ben radicato nel corpo,a causa di cattiva gestione o  blocco delle emozioni ,. proprio nell’adolescenza può prendere il sopravvento l’attività mentale e  la massima capacità di astrazione che li rende così insicuri e  soggetti a gravissime turbe psicologiche.

Per questo  spesso danno  molta importanza a come appaiono...

E’ essenziale, quando arriverà l’adolescenza, che i ragazzi abbiano già coscienza di sé e non si affidino ad altri per sapere chi sono o, nei casi peggiori  a sostanze tanto ingannevoli quanto dannose etc…

C’è da augurarsi che la loro esigenza di conoscersi  e sperimentarsi, silenziosa o fragorosa ,trovi sempre attenzione , dialogo e informazioni corrette sulle nuove conoscenze neuroscientifiche.

Poi prenderanno in mano “le redini “della loro vita e  fare le loro esperienze, purché rimanga sempre  aperto il dialogo con se stessi, con gli altri e con l’ambiente.

Piano, piano impareranno a gestire il "nuovo e meraviglioso corpo".

Anche  se volessero soggiornare più a lungo nell’infanzia, come da programma naturale, si troveranno proiettati nel futuro.

Adriana Rumbolo

* Il  disegno è stato eseguito da due studentesse di 15 anni dopo 2 incontri, per sottolineare le adeguate corrispondenze tra mente, cervello e comportamento.

Bibliografia

  • Adriana Rumbolo, “Io non ti salverò” (un’esperienza a scuola), Ed.Del Cerro

La pagina
- Educazione&Scuola©